Timbuktu, il centro culturale più grande del mondo islamico

Timbuktu
Timbuktu - Mali

Timbuktu considerata più un posto mitico che reale per le sue infinite ricchezze e l’inaccessibilità che la caratterizzava un tempo, è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, nel 1988.

E’ situata a 20 km a nord del Niger, ed è la capitale della regione di Timbuktu facente parte di una delle 8 regioni amministrative del Mali. E’ considerata la porta del deserto in quanto dietro di lei cominciano le dune del deserto del Sahara. Si trova in un  luogo così sperduto che fino agli inizi dell’800, quando i primi europei vi riuscirono ad arrivare, fu quasi ritenuta una città immaginaria.

La città ci origine Tuareg ebbe il suo momento di massimo splendore tra il 1300 e il 1500 quando divenne il più importante centro culturale del mondo arabo. Era popolato da persone colte, dottori, giudici, preti, mantenuti dalla generosità del re. Grande il commercio di oro, sale, avorio, schiavi e libri venduti a carissimo prezzo, la cui eredità è nei 700.000 manoscritti arabo-islamici del secolo XIII, XVI conservati nella città. La maggior parte sono scritti in lingue africane locali, altri con caratteri arabi. Tra i testi si distinguono molti manoscritti delle opere di Avicenna, il filosofo, medico, matematico persiano considerato uno dei padri della medicina moderna.

Dopo l’istituzione di una grande università islamica (la moschea di Sankorè), la popolazione crebbe da 10.000 abitanti nel XIII a 50.000 nel XVI secolo attirando moltissimi studiosi.

Timbuktu iniziò il suo declino nel 1600 quando il commercio iniziò ad avere troppa concorrenza causata dalle nuove rotte di navigazione transatlantiche.

Nel 2012, la città è stata oggetto di grandissimi atti di vandalismo da parte di integralisti islamici che hanno devastato gran parte degli edifici con asce, martelli e zappe, distruggendo ben nove mausolei.

 Moschea Djinguereber

Questa moschea è una delle tre presenti nella città ed è un famoso centro di insegnamento malese. E’ stata edificata nel 1327 ed è meglio nota come “la grande moschea”.  E’ l’unica delle tre,presenti in città, visitabile. E’ costruita in fango e paglia come la maggior parte degli edifici del Mali e la sensazione è quella di stare dentro ad un castello di sabbia gigante.  Ha tre corti interne, 25 righe di pilastri allineati e due minareti. Lo spazio dedicato alla preghiera può ospitare fino a 2.000 fedeli.

E’ stata inserita dall’UNESCO nella lista dei patrimoni dell’umanità nel 1988,  ma successivamente inserita nella lista dei patrimoni mondiali in via di estinzione a seguito dell’attacco del 2012 da parte del gruppo di fondamentalisti islamici che ne ha distrutto due tombe.

Moschea di Sankorè

 Oltre che come moschea, Sankorè, è utilizzata come scuola coranica, la più importante di Tombuktu e riporta le stesse misure della moschea di Ka ba a La Mecca. Questo per precisa volontà di una facoltosa signora locale che investì denaro per trasformare la Moschea in un centro di istruzione dalla risonanza mondiale che poteva vantare insegnanti di grande prestigio. La crescita della moschea di Sankorè come centro di insegnamento crebbe moltissimo  ed ebbe il suo apice nel XIV secolo quando passò definitivamente da moschea a Madrasa (scuola islamica). La città in quel periodo era un centro commerciale molto attivo e furono moltissimi i libri che cominciarono a circolare, tanto che la moschea accumulò un enorme patrimonio di libri provenienti da tutto il mondo fino a diventare la moschea con la più grande collezione di libri di tutta l’Africa.

Moschea di Sidi Yahya

Questa moschea situata a sud di quella di Sankorè, prende il nome omonimo dal suo primo docente (primo imam) Sidi Yahya Tadelsi. Questo luogo infatti così come la moschea di Sankorè, fungeva anche Madrasa (scuola islamica) e fu terminata nel 1440, dopo 40 anni dall’inizio dei lavori. Purtroppo nel 2012, sempre a causa degli atti di vandalismo degli estremisti islamici, la moschea è stato duramente danneggiata, soprattutto le sue porte che secondo la leggenda non sarebbe dovute essere aperte fino all’ultimo giorno prima della fine del mondo.

Successivamente, le porte sono state restaurate riprendendo lo stile gotico dell’architettura islamica. La struttura generale è simile alle altre due moschee Sankorè e Djinguereber. Al centro del cortile interno, convertito in cimitero (ma mai utilizzato in tal senso) è posto il minareto rimasto inalterato dopo la restaurazione del 1939 che invece ridusse la forma originaria a tal punto da farla sembrare una fortezza militare.

Sotto l’edificio si trova la tomba di Sidi Yahya Tadelsi. Questo luogo è lo stesso in cui si svolgono le preghiere del mattino e della sera. E’ presente una corte più piccola dove durante la celebrazione della nascita di Maometto, è possibile utilizzare lo spazio come zona di lettura.

 

 

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